Crisi Grecia, forse la svolta è davvero vicina

Non è ancora detta l’ultima parola, ma è possibile che la crisi della Grecia possa essere vicina a una risoluzione. Una risoluzione spinta dal segretario al Tesoro Usa, Jack Lew, che si è lanciato in alcune dichiarazioni in grado di generare opportuna pressione per le parti in causa, fino a sostenere che “la sfida è mostrare più flessibilità nella ricerca di una soluzione alla crisi greca che interessa tutti” e che “è un errore pensare che il fallimento della Grecia non avrebbe conseguenze più vaste per il mondo”. Dunque, secondo Lew l’obiettivo deve essere raggiunto in fretta, senza oltrepassare le scadenze per “evitare il rischio di un incidente”.

Al di là delle pressioni americane, l’ottimismo sembra essere meno di facciata e più sostanziale. Come ricordava un recente approfondimento sul Corriere della Sera, a farsi parte più positiva è lo stesso premier greco Tsipras, che ha dichiarato esplicitamente che “l’accordo è vicino” e che “siamo nel tratto finale”, precisando poi subito che per i greci non ci saranno tagli ai salari e pensioni.

Ma in cosa consiste l’accordo che permetterà ad Atene di proseguire la di fuori del default (formale)? Secondo le indiscrezioni, l’accordo prevede un obiettivo di avanzo primario più basso per il primo anno, la riforma dell’Iva, investimenti e riduzione del debito nel lungo periodo. Non poco, certamente, ma sempre meglio rispetto ai timori preannunciati.

A spegnere l’entusiasmo è tuttavia il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, secondo cui “ancora non ci siamo. Ci sono solo dei progressi graduali sull’Iva” ma nei negoziati “non siamo andati molto avanti”. A conferma di ciò, a breve distanza il ministro del Tesoro, Wolfgang Schäuble, ha precisato in un’intervista televisiva che “non ci sono stati molti progressi” nei negoziati. Poco prima, lo stesso ministro aveva poi detto che “il governo greco dice di voler mantenere l’euro ma di non volere più il programma” di aiuti e “le due cose non possono stare assieme”.

Insomma, un passo avanti ottimista, un passo indietro realista. L’impressione è tuttavia che questa volta l’intesa possa realmente concretizzarsi nel breve tempo, e che a tirare un sospiro di sollievo siano debitori e creditori, diretti e indiretti. Per uscire dal novero dei rumors ed entrare in quello più sostanziale delle formalità, occorrerà tuttavia attendere un annuncio ufficiale che potrebbe peraltro non arrivare nel breve periodo.

Dunque, occhi aperti a Bruxelles e, ulteriormente, ai mercati finanziari: gli investitori sembrano crescere all’accordo… sarà così?

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