Disoccupazione USA sui livelli del 2007

Secondo gli ultimi dati forniti dall‘employment report a stelle e strisce, l’occupazione americana è cresciuta di 178 mila unità nel corso del mese di novembre e schiaccia così il tasso dei senza lavoro al 4,6 per cento, per un livello che arriva ai minimi da nove anni a questa parte, dall’agosto del 2007. Gli analisti avevano in media previsto con accuratezza l’aumento dei nuovi posti, ma non avevano stimato in maniera così positiva la flessione nella disoccupazione che – di fatti – era mediamente stimata invariata al 4,9 per cento.

Per quanto concerne gli altri dati macro sul mondo del lavoro, i salari orari dei lavoratori statunitensi sono aumentati del 2,5 per cento nel corso dell’ultimo anno anche se, diminuendo dello 0,1 per cento da ottobre a 25,82 dollari, hanno frenato rispetto al 2,8 per cento su base annua fatto segnare in precedenza, l’impennata più convinta nei compensi dal 2009.

Il solido andamento del mercato del lavoro non ha colto di sorpresa i mercati finanziari, che hanno infatti scommesso da tempo sul potenziale rafforzamento in arrivo dell’economia degli Stati Uniti. Il dollaro statunitense ha riposto prontamente con modesti rialzi, mentre i titoli del Tesoro americano hanno evidenziato declini dei rendimenti davanti al rientro di eccessivi pronostici di pressioni inflazionistiche a causa dei salari.

Non solo: la pubblicazione di dati così positivi ha dato definitivamente il via al conto alla rovescia verso una stretta sui tassi di interesse di riferimento in occasione del vertice del 13 e 14 dicembre della Federal Reserve: i future sui Fed funds hanno dato il 95 per cento di chance, contro il 93 per cento in precedenza, sfiorando pertanto il 100 per cento. L’incremento del costo del denaro potrebbe inoltre farsi più importante dei 25 punti base stimati in precedenza, che potrebbe giungere a una crescita di 50 punti base.

Gli interrogativi riguardano ora quante volte – due o tre? – la Federal Reserve potrà intervenire sui tassi nel 2017. “Sono con ogni probabilità sufficienti a spingere la Fed ad agire” – dice Mickey Levy, economista di Berenberg, le cui dichiarazioni sono state riprese dal quotidiano Il Sole 24 Ore. Ancora qualche giorno (il meeting FOMC è previsto per il 14 dicembre) e tutto sarà svelato.

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