Gli Usa crescono più del previsto

In un periodo particolarmente complesso in ottica decisionale (Fed in primis) potrà certamente far piacere la notizia secondo cui l’economia statunitense sarebbe cresciuta, nel quarto trimestre, ad un ritmo maggiore di quanto previsto. Il Pil è infatti aumentato dell’1% nel quarto trimestre dell’anno scorso, rivisto al rialzo da iniziali stime dello 0,7% e più che doppio rispetto a previsioni di brusche frenate allo 0,4 per cento.

La buona notizia – come spesso accade – non è inoltre giunta sola. Altri aggiornamenti confortanti sono infatti giunti dal reddito personale e dalla spesa al consumo, entrambi cresciuti dello 0,5% in gennaio. Contemporaneamente, la fiducia dei consumatori – misurata dai ricercatori dell’Università del Michigan – sostiene che a fine febbraio l’indicatore è salito a 91,7 punti da 90,7 punti di metà mese.

In precedenza, la pubblicazione dei dati sul settore manifatturiero avevano anticipato qualche buon cenno, con un incremento degli ordini di beni durevoli del 4,9% il mese scorso.

Naturalmente, i dati di cui sopra sono serviti sicuramente a sostenere le quotazioni sui mercati, sebbene non siano stati sufficienti a creare euforia: l’attenzione è infatti quasi esclusivamente incentrata sulla politica monetaria della Federal Reserve, e sull’incerto grado di apertura a scelte accomodanti piuttosto che a invise strette di normalizzazione nei tassi d’interesse.

La stampa americana ricordava in tale ambito che i future sui Fed funds hanno riportato al 50% le probabilità di una stretta entro dicembre. Una percentuale che è cresciuta radicalmente nel corso dei giorni, e la cui evoluzione potrebbe riservare non poche sorprese da qui ai prossimi turni.

Tornando ai dati macro, viene infine evidenziato come la crescita americana, pur soddisfacente per molti versi, ha comunque rallentato dal 2% del terzo trimestre 2015 e dal 3,9% del secondo. Migliora anche il mercato del lavoro, su spettro temporale più ampio, ma non sono pochi coloro che criticano ricordando che in 36 stati su 50 la disoccupazione perdura a livelli più elevati del periodo pre-recessione. Viene nel contempo confermata la recessione dei profitti aziendali, che ormai dura da tre trimestri consecutivi e nel periodo ottobre dicembre ha evidenziato un declino degli utili di quasi il 4 per cento.

Insomma, i dati sono confortanti – per la maggior parte – ma non sono sufficienti a influenzare il sentimento dei mercati, finora condizionato in misura prevalente dalle attese aleatorie su quel che deciderà la Fed.

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