In Norvegia il database di sementi più importante del mondo

Si trova nell’insospettabile Norvegia una vera e propria arca di Noè. Solo che, al posto degli animali, troviamo centinaia di migliaia di sementi: una sorta di archivio agricolo globale, a imperitura memoria. Ad occuparsi del caso è il quotidiano Italia Oggi, secondo cui l’obiettivo del database norvegese sarebbe quello di mettere in salvo oltre 860 mila campioni che rappresentano l’intera biodiversità alimentare globale.

Il posto prescelto è la riserva di Svalbard, sull’isola di Spitzberg, in mezzo ai ghiacci. Qui, in questo luogo freddo ma non di certo inospitale, grano, riso, miglio e parecchio altro andrà a costituire l’archivio storico della biodiversità mondiale, dando sfogo a quella che era una necessità – non troppo latente – partita alcuni decenni fa, quando fu sollevato il bisogno di conservare le risorse genetiche.

Dai primi anni ’60 ad oggi, organismi nazionali e internazionali hanno cominciato a occuparsi della raccolta un po’ ovunque. Tuttavia, chi ha compiuto i passi più solidi in avanti è stata la struttura norvegese, realizzata sette anni fa e formata da un tunnel lungo più di 120 metri che si incastra nella montagna. Il luogo non è stato scelto a caso: il freddo ha infatti la sua fondamentale importanza ai fini della conservazione.

A chi si domanda se sia valsa la pena investire così tanto su un progetto del genere, Marie Haga, responsabile di Gcdt (Global Crop Diversity Trust), un organismo che finanzia l’operazione, risponde senza alcun dubbio che è fuori discussione l’utilità di questa iniziativa. Oggi – spiega la responsabile – l’agricoltura utilizza un piccolo numero di varietà e gli Stati Uniti hanno perso il 90% delle loro risorse. Come la Cina, ad esempio, Paese che ha smarrito gran parte di quanto veniva coltivato a metà del secolo scorso.

Dunque, le coltivazioni cambiano, e lo fanno repentinamente. E se è vero che nel mondo intero esistono circa 1.700 banche dei geni – aggiunge il quotidiano – è altrettanto vero che la qualità della conservazione non è omogenea, anche a causa del venir meno dei finanziamenti.

Per questo motivo Marie Haga combatte per ottenere ogni anno i 34 milioni di dollari (31,4 milioni di euro) necessari a far funzionare la riserva norvegese. Per il momento il progetto è lanciato, e sembra poter camminare con le sue gambe. Il difficile sarà probabilmente catalizzare la giusta attenzione sull’iniziativa, affinchè si possano recuperare i giusti investimenti per il supporto di questo meraviglioso tentativo di realizzare un’arca di Noè vegetale.

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