Industria e lavoro ripartono. O no?

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Secondo il Ministero dell’Economia è un vero e proprio punto di svolta. Secondo i più critici si tratterebbe invece di un fuoco fatuo, per il quale ci sarebbe ben poco da festeggiare. La ragione? L’Istat ha comunicato i dati sull’andamento della produzione industriale a maggio e il Ministero del Lavoro quello dei contratti di lavoro. Ed entrambi manifestano dei dati positivi, con la produzione industriale cresciuta del 3% in a un anno, e i contratti aumentati di 185 mila unità a maggio.

“Un dato positivo, frutto delle riforme, che però ancora non basta” – ha immediatamente commentato il primo ministro, Matteo Renzi. Subito gli ha fatto eco il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, secondo cui resta “ancora molta strada da fare, ma stiamo andando nella direzione giusta”.

La ragione? “Perché la possibilità che riprenda anche l’occupazione dipende proprio dalla ripresa e dal consolidamento della produzione” – ricordava il quotidiano La Repubblica in un immediato approfondimento – “I dati sui contratti (non sui posti di lavoro), infatti, segnalano una fase ancora di stagnazione: sono cresciuti di circa 185 mila unità(+5% le assunzioni a tempo indeterminato) ma il saldo tra attivazioni e cessazioni è stato positivo per solo 271 contratti. Un numero assolutamente insignificante. E per una vera svolta sul
mercato del lavoro ci vorrà ancora del tempo. Per ora, tuttavia, ci sono le premesse”.

Insomma, come a voler dire che i dati sono positivi, ma che sono forse meno entusiasmanti di quanto si potrebbe comprendere leggendo la sola sintesi numerica dell’Istat. Dunque, meglio spostare l’interesse dal numero dei contratti di lavoro all’andamento della produzione industriale, dove infatti i dati che sono arrivati dall’Istat sono pienamente positivi, grazie a una spinta del 3% della produzione industriale su base annua (tendenziale) e dello 0,9% della produzione di maggio rispetto al mese di aprile, e dell’1% dell’andamento della produzione del trimestre marzo – maggio rispetto al trimestre precedente.

A trainare la ripresa della produzione industriale, certifica l’Istat, sono la fabbricazione di coke e di prodotti petroliferi raffinati, e quella dei mezzi di trasporto (l’auto ritorna in altri termini ad essere un perno fondamentale degli assetti produttivi del nostro Paese).

A favorire invece l’aumento dei contratti a tempo indeterminato è ancora il fattore sgravi, con la componente lavoro eliminata dal calcolo dell’Irap e l’azzeramento dei contributi per un triennio che hanno dato un pò di ossigeno al mercato occupazionale italiano.

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