Migliora ancora il commercio estero italiano

In riferimento alla parte finale dello scorso anno l’Istat ha comunicato dei dati molto positivi per quanto concerne l’andamento del commercio estero, con incremento per il terzo mese consecutivo sia delle esportazioni che delle importazioni, nella misura rispettivamente pari al 2,3 per cento e del +2,5 per cento su base mensile. Il saldo in termini grezzi è così salito a 5,8 miliardi di euro, invariato – in termini destagionalizzati – rispetto al mese precedente.

Complessivamente, nel corso del 2016 il surplus commerciale ha raggiunto 51,6 miliardi di euro, contro i 41,8 miliardi di euro del 2015, per un livello massimo da quando sono disponibili le serie (cioè, dai primi anni Novanta). Tornando ai soli dati di fine anno, si noti come la crescita di entrambi i flussi è stata più marcata per i Paesi extra Ue (soprattutto, le importazioni sono aumentate del 6,5 per cento mensile). Su base annua, entrambi i flussi hanno visto un’accelerazione, da 5,6 per cento a 5,7 per cento l’export e da 5,5 per cento a 6,1 per cento l’import).

Per quanto concerne le prestazioni in un maggiore livello di dettaglio, si noti come siano stati soprattutto due comparti a far segnare un incremento superiore al 20 per cento per entrambi i flussi: coke e petroliferi raffinati e autoveicoli. Si noti come anche l’aumento delle importazioni di macchinari e apparecchi è stato in stabile doppia cifra.

Sul fronte geografico, il salto in alto degli acquisti di petrolio ha fatto schizzare la crescita dell’import dai Paesi OPEC (+68 per cento) mentre i mercati di sbocco più dinamici sono stati la Cina (+21 per cento), il Mercosur (+20 per cento) e la Polonia (+19 per cento), ma il maggior contributo viene comunque dagli Stati Uniti (+12 per cento) e dalla Germania (+10 per cento); da notare, peraltro, che gli scambi di metalli verso Germania e Francia contribuiscono per quasi un punto percentuale alla crescita tendenziale delle esportazioni. Si noti altresì come il calo delle importazioni dal Regno Unito, che potrebbe essere dovuto all’effetto-cambio (-16,1 per cento).

Complessivamente, pertanto, sembra che il dato ribadisca la buona vivacità dei flussi commerciali a fine 2016, anche se per il momento è più forte dal lato delle importazioni che da quello delle esportazioni. Per il 2017, è possibile che il trend possa proseguire con ancora maggiore vivacità.

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