Petrolio, gli Stati Uniti diventano il primo produttore al mondo

greggio

Gli Stati Uniti tagliano un traguardo storico nel comparto energetico e delle materie prime. Stando a quanto affermano gli ultimi dati a nostra disposizione, infatti, il Paese nordamericano sarebbe divenuto il primo produttore mondiale di petrolio e gas, soffiando lo scettro all’Arabia Saudita, che da diverso tempo occupava questa ambita prima posizione.

Di fatti, secondo i dati che sono stati pubblicati dalla Bp all’interno di un suo recente e aggiornato rapporto (denominato “Statistical Review of World Energy”), gli Stati Uniti – grazie alla crescente produzione di shale oil (ovvero, il c.d. petrolio non convenzionale estratto da scisti bituminosi) – hanno superato nel 2014 l’Arabia Saudita come primi produttori di petrolio con una produzione complessiva di11,6 milioni di barili al giorno (con un incremento del15,9% rispetto all’anno precedente). Una notizia che non ha certamente colto di sorpresa gli operatori e i principali portatori di interesse su ciò che accade all’interno del mercato delle materie prime, ma che acquisisce comunque un certo effetto dopo la fase di “ufficializzazione” del sorpasso, avvenuta per merito del report Bp.

Dunque, di conseguenza, è scivolata al secondo posto di questa speciale classifica l’Arabia Saudita, che ha estratto greggio al ritmo di 11,5 milioni di barili al giorno, circa 100 mila barili in meno rispetto agli Stati Uniti: ragionando in termini macronumerici potrebbe non essere una differenza così significativa, ma è quanto basta per creare un po’ di revisioni in cima alla classifica dei principali produttori internazionali. Scorrendo ulteriormente la lista, al terzo posto troviamo la Russia, con 10,8 milioni di barili giornalieri.

Il discorso non cambia, se l’analisi viene allargata anche al gas: gli Stati Uniti in questo caso hanno superato la Russia producendo 1.250,4 milioni di tonnellate di petrolio equivalente contro i 1.062 milioni della Russia. E, anche in questo caso, a spingere al rialzo la produzione degli Stati Uniti sembra essere stata la rivoluzione dello “shale”, di cui il mercato nordamericano è certamente il principale portatore globale. Sul fronte dei consumi, nel 2014 la crescita è stata solo dello 0,9 per cento, il tasso più basso dalla fine degli anni Novanta. Su questo trend – ricordava un approfondimento condotto dal quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore – ha pesando anche la Cina dove la crescita dei consumi è scesa ai livelli più bassi da11998. In India invece si è registrato un aumento dei consumi, pari al 7,1% in più sull’anno precedente.

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